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Le nuove leggi sull'Olocausto e la Shoah - Associazione Culturale Casoria - Alza La Voce

Le nuove leggi sull’Olocausto e la Shoah

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Le nuove leggi sull’Olocausto e la Shoah

30 Ottobre 2019. Con 151 voti favorevoli e 98 astenuti, il Senato approva la mozione proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto e tra i maggiori testimoni della Shoah
italiana, relativamente alla nascita di una commissione straordinaria con la finalità di contrastare i
fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza.

L’emiciclo accoglie con applausi scroscianti l’esito della votazione, ma non all’unanimità: i senatori del
centrodestra, astenutisi al momento del voto, non partecipano a tale ovazione. Tale scelta viene
motivata sulla base di riserve riguardo l’organizzazione della commissione, tacciata di essere un
mero strumento politico atto a imbavagliare l’opposizione.

Si tratta davvero di questo o è semplicemente l’ennesimo caso di intolleranza di cui siamo
testimoni? Certamente tale episodio risalta agli occhi dell’opinione pubblica per essersi verificato
nelle sedi istituzionali, ma le cronache giornaliere abbondano ormai di analoghe vicende. L’Italia
sta diventando razzista? O lo è sempre stata? Eppure l’articolo 3 della Costituzione Italiana
stabilisce in maniera inderogabile la condanna di qualsiasi discriminazione dovuta alla distinzione
di sesso, razza, lingua, religione e opinioni politiche.

A cosa è dovuta questa ventata di intolleranza? È innegabile che ci troviamo in un periodo di crisi,
non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista etico e morale: i giovani
vedono le fantastiche conquiste del futuro loro promesse andare in frantumi, gettati in un mondo
lavorativo avido e competitivo; coloro che in tale mondo sono già, sono costretti a barcamenarsi tra
ristrettezze di ogni tipo per andare avanti, gli anziani vedono allontanarsi sempre più il tanto
agognato momento della pensione.

In un clima così teso, è naturale l’accumularsi di una forte rabbia sociale, incanalata da alcune forze politiche contro i presunti responsabili di tale situazione: i soggetti più deboli, appunto le minoranze.
Non è ovviamente una ricetta degli ultimi anni, in ogni periodo di crisi si è fatto ricorso a questa
semplicistica soluzione per ottenere consensi: i totalitarismi del Novecento ne sono la maggiore
testimonianza.

Né tantomeno tale ricetta è esclusivamente italiana, dal momento che lo stesso
fenomeno sta manifestandosi in ulteriori realtà politiche europee: si pensi alla Francia ed al
successo elettorale alle europee del 2019 del Rassemblement national guidato da Marine Le Pen,
confermando il primato ottenuto alle precedenti elezioni, oppure all’Ungheria di Orbàn, accusata
addirittura dall’UE di violazione dei diritti umani.

Spostandoci dall’altra parte dell’Atlantico, emblematico è il caso degli USA: una realtà politica storicamente fondata sul multiculturalismo che ha avuto seri problemi nel combattere il fenomeno del razzismo e il cui attuale presidente ha basato buona parte della propria campagna elettorale su tematiche discriminatorie.
Come possiamo rapportarci rispetto a questo preoccupante fenomeno?

Possiamo, ovviamente, voltare la faccia, credere che non esista alcuna “emergenza razzismo, come parte delle forze politiche italiane tendono a sottolineare, oppure reagire ricordando come l’odio e l’intolleranza non abbiano mai portato a risvolti positivi (anche in questo caso la storia fa da maestra).

Reagire all’intolleranza significa prendere apertamente posizione, per tale motivo ci schieriamo totalmente con la senatrice Liliana Segre, e con tutti gli altri uomini e donne quotidianamente privati dei diritti civili e umani, in quanto vittime di odio, violenza ed ignoranza. Tale reazione non può
esclusivamente limitarsi all’appoggio formale: nasce perciò il bisogno di combattere attraverso le
armi della cultura, dell’educazione, ma non solo, dal momento che potrebbero non bastare.

Appelliamoci dunque alla nostra umanità: ogni uomo nasce libero e riconosce l’altro in quanto
proprio simile, chi commette violenza non soltanto lede la libertà dell’altro, ma nega sé stesso in
quanto essere umano, cancellando uno dei valori fondamentali della nostra cultura: l’humanitas;

Sono umano, niente di ciò che è umano ritengo mi sia estraneo”,

ricordava il commediografo latino Terenzio, nato in Africa e accolto a Roma. Solo tramite questi presupposti è possibile arginare tale fenomeno, nella necessità centrale, come ricordava un attivista italiano scomparso
qualche anno fa, di «restare umani».

Antonio Baldazzi
Francesco Donato

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